Dicono di lei

 

"L'eterno femminino”  è l’espressione che Goethe usa nel  Faust  ad indicare le caratteristiche eterne, immutabili, del fascino femminile ovvero  della femminilità. E la  femminilità, sappiamo, è in realtà l’insieme delle qualità che sono proprie di una donna; l’insieme delle caratteristiche che la contraddistinguono nel comportamento, nell’animo, nel gusto. Allora, per noi che per motivi più diversi siamo vicini ed attenti al mondo dell’espressione fotografica, può,  alla luce di quanto detto, incuriosirci un viaggio nel mondo della fotografia firmata donna  per verificarne le tendenze di linguaggio, di gusto, di sensibilità.

La tesi secondo la quale il fotografare è, prima di tutto, la manifestazione di un temperamento e solo in secondo luogo frutto di alchimie tecniche, può essere dimostrato ancora una volta attraverso i lavori di Annamaria Pietropaolo.

Ci hanno insegnato che il senso di un messaggio si deve cogliere a vari livelli, talvolta non espliciti, molto spesso condizionati dal mutuo lavoro di codificazione-decodificazione che intercorre fra l’autore e il fruitore di un’immagine e i messaggi che ci lascia Annamaria sono innumerevoli. Nelle foto e nelle immagini dell’autrice, si coglie il desiderio di raccontarsi di narrarsi.

 

Attraverso corpi di danzatori, attraverso trasparenze di vetri colorati, attraverso luci raccolte su un’autostrada o, anche e semplicemente  attraverso il corpo di modelle occasionali  da lei ritratte, Annamaria racconta le sue esperienze vissute con la macchina fotografica. Racconta attraverso i luoghi o gli oggetti a lei cari, racconta attraverso simboli o riferimenti comuni, come può esserlo il mare che, per lei, assume dimensioni al limite del magico.  Per mezzo delle sue fotografie si percepisce la crescita del suo spessore: dalle visioni immediate si arriva alla scoperta delle cose semplici, dei dettagli, dei particolari. Pietropaolo, insaziabile nel fotografare, in ogni sua ricerca  va oltre i facili confini e.... come un pittore, come un musicista, cede alle lusinghe del comporre… e le fotografia acquistano un taglio, una dimensione tutta sua, unica, riconoscibile.

C'è spesso un sapore metafisico nei suoi lavori, è frequente un rimando al surreale, all’irrazionale. Ecco perché sostengo che, attraverso le sue fotografie, Pietropaolo si racconta… perché anche se le fotografie o immagini da lei realizzate hanno temi o linguaggi diversi, spesso anche diametralmente opposti, tutte comunque sembrano ricondurre prepotentemente ad una sua personale emozionalità.

 

                                                  Roberto Zuccalà

                                                    www. robertozuccala.it

 

_________________________________________________________________________________________________________

 

Ho scoperto Annamaria Pietropaolo in prima battuta attraverso le suo sito, poi in esposizione. Una serie di galleria fotografiche che a me sono sembrate immediatamente affascinati, una serie di scatti su una tenda di plastica bagnata dalla pioggia, che lasciava intravedere figure umane in trasparenza, marcandole con note decise di colore….una purezza di bianchi che raramente avevo osservato in fotografie a colori prese in situazioni di luce di strada, una armonia di colore che denota certamente una personalità abituata a pensare in termini di composizione artistica, una capacità di raccontare storie immaginate, non dette…..  voglia di fare, di progettare, di sperimentare, di non restare ferma, in poche parole tutta la sua ricca personalità di donna con la testa e soprattutto con un’anima profonda.

La sua capacità di cogliere momenti particolari della danza è sicuramente influenzata dalla sua passione per la danza in quanto tale, ma quello che fotograficamente mi appare più qualificativo del fotografare di Annamaria Pietropaolo su questo tema, è la capacità di spogliare i danzatori della loro fisicità per lasciare traccia essenziale del loro fluire nello spazio. Il movimento come essenza della realtà, quello che è un mio specifico campo di ricerca artistica. La sua collezione “Corpi senza derma” è emblematica. Veramente sembra di leggere questa operazione di dematerializzazione esteriore dei ballerini, per lasciarli quasi metaforicamente nudi nella fusione dell’uno nell’altro, onde di energia provocate dal loro movimento.

L’anima di Annamaria le consente però di raccontare anche storie di quotidiana realtà, riempiendole comunque di fascino poetico. Gli scatti di un paese abbandonato sono il motivo per percepire quasi la presenza di “fantasmi del presente”, con una serie di immagini in cui Annamaria opera una leggera desaturazione di colori per sottolineare questa presenza-assenza che è nella sua immaginazione. La fatica della pesca, narrata in “Cronaca di un alba”, non è solo storia di lavoro, ma di partecipazione umana a gesti professionalmente esperti nella loro ripetitività, accompagnata dal sentore di luci diffuse, mai violente, a compensare quasi la violenza di quella fatica.

                                                                                                            

Un modo di percepire la luce con la stessa padronanza intellettiva che Annamaria mostra quando effettua scatti al naturale come fosse in studio, quando governa attentamente gli effetti per accentuare la sinuosità dei corpi. O come quando approfitta delle condizioni di luce per esaltare i colori di mille bottiglie, ricavandone trasparenze sontuose senza ricorrere ad artifici.

Il mezzo tecnico di  Annamaria Pietropaolo oltre che analogico da poco si arricchisce di apparecchiature digitali, ma nei suoi lavori ho trovato la conferma che non si è fotografi in funzione del mezzo tecnico usato, bensì perché si è fotografi dentro e si è fotografi artisti se la propria sensibilità si spinge non soltanto a percepire la realtà ma a rappresentarla nel suo intimo profondo.   

 

Marco Romualdi 

   www.marcoromualdi.it 

 

next