ZANZIBAR
gallery: Coast - Stone Town
APPUNTI DI VIAGGIO
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Zanzibar e lunga 86 chilometri e larga 36 nel punto in cui si allarga maggiormente. Chilometri e chilometri di abbaglianti spiagge bianchissime orlate da milioni di alte palme da cocco, con un reef che dista da 100 a 400 metri dalla riva e che crea una laguna che non ha nulla da invidiare a quella polinesiana. Zanzibar, nel passato, venne conosciuta come "L' Isola delle Spezie", per le numerose varietà che ne venivano coltivate. Esse sono un vero paradiso dell'olfatto ed è meraviglioso passeggiare attraverso piantagioni di cannella, cardamomo, chiodi di garofano, cumino, curcuma, henné, noce moscata, pepe, peperoncino, tamarindo, vaniglia, zafferano e zenzero.
Il pezzo forte di Zanzibar è la sua gente: simpatica, ospitale, ma anche tanto tanto povera. I bimbi con i visi ingenui, ti chiedono imbarazzati una penna, una caramella o un foglio di carta. Le case degli zanzibarini che abitano nei numerosi villaggi fuori da Stone Town (anche se sembra difficile chiamarle case), sono vere e proprie capanne, costruite con fango, paglia e con la porta di legno, senza elettricità e al limite della decenza umana (i tetti sono fatti con un misto di paglia e foglie secche di palma, questo materiale si chiama makuti). Nella foresta dicevo molti di loro hanno per casa una gigantesca foglia di banano dove ripararsi dalla pioggia
Non è esageratamente meglio la situazione per la maggior parte di coloro che vivono in città; qui le casupole sono baracche di legno e lamiera, solo i più fortunati posseggono quattro mura in cemento, ma sono comunque misere (chi abita nella case di fango non paga le tasse). Nonostante ciò, la gente è sempre contenta e non disdegna un sorriso A Stone Town nacque Freddy Bulsara, "il più misterioso dei Queen", morto giovanissimo di Aids, era nato il 5 settembre 1946, a Zanzibar, da genitori britannici (il padre era un diplomatico inglese). Ribattezzatosi "Mercury" in onore del dio greco Mercurio, messaggero dell'Olimpo e patrono del commercio
Quell’isola mi è rimasta nel cuore ed ho trovato molte difficoltà a fotografare la gente di Stone Town perchè non amano essere ripresi, un giorno nella foresta ho perso le più belle foto della mia vita a causa di un guasto meccanico dell’unica fotocamera che quel giorno portai con me, ho scritto qui di seguito le emozioni di quel giorno ma non rendono quanto averle vissute ed in lingua Swahili dico loro: Jambo Zamzibar
Il canto acuto di un ragazzino risuonava nella foresta, portato lontano dall’aria dell’aurora pesante e carica d'umidità. Man mano che il sole mattutino saliva la cadenzata voce del ragazzo aumentava d'intensità, proprio come un uccello canoro alza la voce alla prima luce del sole.
Ascoltavo mentre il sole levandosi lasciava intravedere piccole ombre nascoste nella rigogliosa vegetazione, occhi neri scrutavano il nostro passaggio….. giusto il tempo di capire chi stava varcando la soglia della loro casa, la foresta, e uno stuolo di bambini scalzi, laceri, sporchi e malaticci circondarono ed accompagnarono il nostro cammino urlando festosi…. ma quegli occhi……quegli occhi pieni di sabbia e fango……. in quegli occhi la fatica e l’abbandono del loro vivere, vorrei vederli spensierati, senza sofferenze, stenti e malattie, perché così devono essere gli occhi dei bambini.
Un turbinio di riflessioni intrappolarono la mia mente e nel cuore una morsa tanto forte da sentirlo scoppiare. Non potei fare a meno di prendere tra le braccia un piccolo, con le manine protese balbettava qualcosa che non comprendevo, lo presi e sentii una voce venire da una catasta di grandi foglie di banano, capii che dovevo desistere da quell’abbraccio, gli adulti ci osservavano nascosti dalla rigogliosa vegetazione e in silenzio proteggevano i loro figli.
Non posso descrivervi a parole quell’abbandono che i miei occhi osservavano, sarebbe bastato una piccola parte dei nostri rifiuti che ogni giorno non consumiamo per renderli felici.(Avevo portato con me dall'Italia alcuni quaderni, biro, matite ed altro che ho loro regalato, infatti basta poco per vederli sorridere e spero che chiunque legga questi appunti, con l'intenzione di andare a Zanzibar, possa fare altrettanto).
Un sentiero appena battuto e sentii piccole ma dolorose punture che salivano dai pantaloni, formiche !? formiche carnivore credo e loro, quei bambini con il loro vociare, rapidi come saette mi staccarono le formiche dalle gambe…….. mi rimase qualche bolla dolorosa, ma in quel gesto è rimasto ancora tanto dolore. Le loro piccole mani non hanno esitato ad aiutarmi, ed io???
In questo mondo di sabbia vorrei che il vento portasse via fame, sete, morte, quel vento che soffia ad ogni nostro respiro non sia solo sabbia negli occhi…… vorrei…….
annamaria pietropaolo luglio 2007
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