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13 – 14 MARZO 2004
TRASPARENZE (ESTERIORI E INTERIORI)
ANNAMARIA PIETROPAOLO
Sembra discendere direttamente da "Domenicus
fiolarius", cioè Domenico vetraio ("fiola" è la bottiglia nell'antica lingua
veneziana) Annamaria Pietropaolo, perché, come il Domenicus (al quale si
attribuisce d'aver sottoscritto, nel 982, il più antico documento delle
straordinarie vetrerie veneziane), sembra conoscere del vetro ogni segreto, ogni
mistero, ogni alchimia.
Bottiglie, ampolle, vasi di vetro dai colori intensi
come sferzate di vita, vengono analizzati dalla fotografa non come oggetti
freddi, ma come palpitanti atmosfere trasparenti, racchiuse negli spazi dei
tagli essenziali che lei stessa ha dato alle sue fotografie, trasformando così
le vitree forme in cromatiche astrazioni. Questo mistero delle trasparenze,
questo giocare con la realtà, vista, visibile, ma non del tutto rivelata, è il
gioco intelligente e semplice al quale ci sottopone Pietropaolo anche con la sua
seconda serie di fotografie.
Sono infatti ancora trasparenze le suggestive
foto di un normale momento di vita vista però dietro un occasionale sipario di
celophan.
La rappresentazione diventa surreale, la scena ha del
fantastico.
Anche l'ultima decade di fotografie in mostra mantiene il mistero
di una verità non fermata dal semplice scatto fotografico come nelle precedenti,
ma in questo caso manipolata dall'estro e la fantasia, un diverso modo di essere
trasparente.
Figure, persone, momenti, si accavallano nel tempo e nello
spazio rappresentato da Annamaria. Si sovrappongono le une alle altre senza una
collocazione precisa, senza una dimensione stabile.
Tutto è trasparente nel
mondo rappresentato da Annamaria, una trasparenza non fatta solo di cose da
guardare, ma fatta anche di emozioni, di sentimenti, di ricordi…
Tutto è
indefinibile e si perde l'uno dentro l'altro, a perdita di vista.
Roberto
Zuccalà